News

Elezioni Usa, Gay Talese: “Una prova straordinaria tra democrazia e tragedia”

NEW YORK “Quello a cui stiamo assistendo – mi spiega
Gay Talese – è una straordinaria prova di democrazia, ma anche una tragedia”. Lo scrittore è chiuso nel suo bunker, ovvero il piano interrato della townhouse nella quale vive a Park Avenue, dove scrive ogni giorno fino alle sei del pomeriggio, senza televisione né telefono.

Perché parla di tragedia?
“Iniziamo dal dato positivo: è un grande momento di civiltà. L’elettorato ha risposto in massa come mai nella storia degli Stati Uniti e ha scelto liberamente e democraticamente un vincitore. Mi viene in mente la battuta di JFK: “Quanto c’è di brutto nel nostro Paese può essere sempre risolto da quanto c’è di bello”. Ovviamente ora c’è da augurarsi che, una volta terminato il riconteggio dei voti, Trump capisca che il suo momento è finito e accetti il verdetto. La tragedia è innanzitutto la sua: non sembra in grado di comprendere questa semplice verità democratica, non è nel suo Dna. La conferenza stampa di ieri è gravissima dal punto di vista eversivo, ma anche il segno della tragedia di un uomo che vive nelle sue illusioni e non accetta l’idea di essere arrivato al termine del viaggio. È poi una tragedia per i suoi elettori, che hanno continuato ad appoggiarlo in massa attribuendogli poteri quasi messianici, specie dopo la guarigione dal Covid: quel mondo, in gran parte non istruito e pieno di rancore, non vuole neanche dialogare con il nuovo presidente e purtroppo dubito che egli riuscirà ad entrare in sintonia con loro. Infine è una tragedia per il mondo dei media”.

Che cosa intende?
Innanzitutto c’è l’ennesima riprova dell’influenza minima dei media rispetto al risultato elettorale: se dovessimo tener conto l’appoggio della stampa, Biden avrebbe dovuto vincere a valanga. C’è un secondo elemento: per molte testate Trump ha rappresentato la manna dal cielo. Solo al
New York Times c’erano almeno sei giornalisti che si occupavano del presidente: ora che di cosa scriveranno? Certo non del decoroso
Sleepy Joe che non terrà sveglio nessuno. Mi viene in mente la battuta di
Nixon quando si ritirò dopo la sconfitta alle elezioni per il posto da governatore della California: “Non avrete più Nixon da prendere a calci”.

Il suo sembra un atteggiamento molto benigno: Trump si è distinto per atteggiamenti indifendibili.
Non lo difendo affatto. L’unico talento che gli attribuisco è un’impressionante energia e il saper interpretare un mondo abbandonato dal resto della politica. Dico però che, con l’eccezione di Fox News, non ricordo un atteggiamento così negativo nei confronti di qualcuno dai tempi di Eichmann. Trump ha rappresentato un’esasperazione volgare, violenta e degenerata della lotta al politicamente corretto che ha asfissiato questo Paese negli ultimi trent’anni: è riuscito a trasformare l’ignoranza in forza e ad impadronirsi del partito repubblicano spingendolo su posizioni estreme e svilendo le più interessanti istanze della destra. Ecco un’ennesima tragedia di cui sono vittime i conservatori”.

Trump rifiuta di ammettere la sconfitta rischiando di creare una grave crisi istituzionale: circola ovunque il bellissimo discorso di concessione che fece invece McCain quando venne eletto Obama.
“Quello è un mondo superato e  da rifondare che non ha più neanche un leader: non dimentichi che il vecchio establishment del partito ha appoggiato Biden, a cominciare da Bush, Powell e Romney”.

Perché è scettico riguardo a Biden?
“Perché si ritrova un Paese lacerato e impoverito e dubito che riuscirà a fare molto anche per questione di età: in otto anni Obama non è riuscito neanche a chiudere Guantanamo”.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.