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Vaccino, lambasciatore tedesco contro il governo inglese

LONDRA. “Non è un successo inglese, ma europeo e internazionale”. Germania contro Regno Unito. Già, lo spirito ecumenico e collaborativo dell’Occidente sul vaccino anti Coronavirus comincia già a mostrare le prime crepe. Perché fa discutere, e molto online, la diatriba tra l’ambasciatore tedesco nel Regno Unito, Andreas Michaelis, e il ministro per lo Sviluppo Economico e le politiche energetiche britannico (nonché responsabile del prossimo vertice sul clima Cop 26 co-organizzato da Uk e Italia) Alok Sharma. 

 

Tutto inizia da un
tweet di Sharma sulla notizia del giorno, ossia il Regno Unito primo Paese al mondo ad approvare l’uso diffuso del vaccino prodotto dall’americana Pfizer e la – guardacaso – tedesca BioNTech: “Siamo stati i primi al mondo e saremo i primi a distribuire il vaccino. Grazie a tutti. Negli anni a venire ricorderemo questo momento come il giorno in cui il Regno Unito ha guidato il mondo intero nella vittoria contro questa malattia”, ossia il Covid.

Parole, di inequivocabile stampo patriottico, che hanno innescato la reazione dell’
ambasciatore tedesco a Londra, in un altro tweet al vetriolo che cita le parole di Sharma: “Perché è così difficile riconoscere che il grande e importante passo in avanti di oggi è il prodotto di uno sforzo e di un successo internazionale? Non penso proprio che oggi siamo di fronte a un evento “nazionale”. SI tratta invece di un successo europeo e transatlantico, nonostante un contributo decisivo sia arrivato da BioNTech, che”, sottolinea con forza Michaelis, “è un’azienda tedesca…”

 

Una scaramuccia evanescente? Non proprio. Perché potrebbe essere il segnale di un disappunto più ampio ed estero tra le cancellerie. Il Regno Unito primo paese al mondo ad approvare il vaccino può essere letto come un colpo alla Ue, dalla quale proprio in queste settimane (la notte di Capodanno) Londra sta uscendo definitivamente. Insomma, qualcuno, nell’Europa continentale, teme che ciò possa essere usato come un messaggio favorevole alla Brexit. Anche perché il Regno Unito di Boris Johnson sin dall’inizio della pandemia si è tirato fuori dal programma Ue di approvvigionamento dei vaccini (di cui fa parte anche l’Italia) anche se, essendo ancora nel periodo di transizione della Brexit fino al 31 dicembre, avrebbe avuto pieno titolo a parteciparne. Molti all’epoca, soprattutto europeisti e pro Ue in Uk, dissero che questa testardaggine individualista a fare da soli sarebbe stata controproducente per ottenere le prime dosi di vaccino. Eppure, ciò non è successo.

 

Inoltre, è chiaro che la notizia di oggi costituisce uno scarto economico e geopolitico a favore del Regno Unito, a scapito di tutti gli altri Paesi. Perché se riuscirà davvero a vaccinare tutti i residenti oltremanica prima dell’estate 2021, e dunque più rapidamente per esempio dei singoli stati dell’Ue, Londra avrà un vantaggio economico – e di immagine – sensibile rispetto agli altri, potrà “riaprire” il Paese prima di altre nazioni e a quel punto anche l’impatto – tuttora sconosciuto – della Brexit potrebbe essere alleviato. Tutto a favore dell’euroscettico Boris Johnson. 

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