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La verità sugli ufo è ancora lontana

Possiamo tranquillamente dire che gli ufo – ora chiamati uap (unidentified aerial phenomena, o “fenomeni aerei non identificati”) – sono tornati. Negli ultimi anni è cresciuta la preoccupazione per velivoli in grado di sfidare le leggi della fisica e penetrare lo spazio aereo degli Stati Uniti. Potrebbero essere i frutti di una svolta tecnologica da parte di rivali stranieri o qualsiasi altra cosa. In molti però sono rimasti piuttosto delusi dalla pubblicazione dell’attesissimo rapporto del Pentagono sugli uap. I risultati sono inconcludenti, il che solleva forti dubbi sull’intelligence e sul perché il tema sia schizzato in cima all’agenda di Washington.

Pur avanzando diverse ipotesi, nel rapporto si ammette che gli analisti non sono in grado di spiegare almeno 143 dei 144 avvistamenti riportati. Il problema, riconoscono, è che mancano dati sufficienti a trarre conclusioni solide. Il punto non è tanto stabilire se le cose straordinarie descritte negli avvistamenti appartengano alla Russia, alla Cina o ai klingon, ma addirittura se stia accadendo qualcosa di realmente straordinario.

Per certi versi questo non stupisce. In tutti gli episodi di avvistamento di un uap nessuno concorda sul fatto di aver effettivamente visto qualcosa di straordinario: per esempio un velivolo che sfida le leggi della fisica. Secondo gli scettici, la maggior parte di ciò che accade in cielo può essere il frutto di una descrizione sbagliata, di un errore tecnico o umano, oppure di un fenomeno di illusione ottica.

L’incontro della Nimitz
Un esempio chiaro è il cosiddetto caso della Nimitz del 2004, quando due piloti della portaerei statunitense hanno avvistato un oggetto bianco che per la sua forma ricordava un’enorme caramella Tic Tac. Lo strano oggetto avrebbe reagito ai movimenti dei piloti per poi sparire in un batter d’occhio. È riapparso poco dopo, e a quel punto un terzo pilota ha registrato il video che nel 2017 qualcuno ha passato al New York Times.

Sull’episodio avrebbe indagato l’Aatip (Advanced aerospace threat identification program, Programma avanzato per l’identificazione di minacce aerospaziali) del Pentagono, in seguito ribattezzato Uap task force. Il recente rapporto sugli uap è stato realizzato proprio da questo ente. La notizia ha fatto scalpore grazie alla disponibilità a parlare di uno dei suoi principali testimoni, il comandate David Fravor, che in un’intervista ad Abc News ha dichiarato che l’enorme Tic Tac sembrava “non essere di questo mondo”.

Il caso però appare pesantemente viziato da errori di descrizione e incongruenze nelle testimonianze. Fravor ha smentito quanto affermato da altri componenti dell’equipaggio della portaerei Nimitz, comprese le accuse secondo cui degli ufficiali misteriosi avrebbero requisito dati importanti. E l’altra pilota protagonista del primo incontro, Alex Dietrich, ha dichiarato che il suo avvistamento del Tic Tac è durato circa dieci secondi, il che contrasta molto con i cinque minuti di cui parla Fravor.

Il punto è che la memoria e l’errata percezione possono giocare brutti scherzi anche ai piloti meglio addestrati. Mick West, un famoso scettico, sostiene che gran parte della testimonianza del pilota e di quanto si vede nel filmato possa spiegarsi con un’illusione ottica, e nel rapporto si ammette che non è da escludere “l’errata percezione dell’osservatore” in alcuni avvistamenti.

Il caso della Nimitz, così come altri avvistamenti di uap, è stato supportato da dati elaborati da radar e sensori, che però non sono stati ancora rivelati al pubblico. E bisogna comunque considerare il fatto che anche i sistemi tecnici più sofisticati non sono infallibili. Come si ammette nel rapporto, casi in cui uap hanno evidenziato “insolite caratteristiche di volo” potrebbero anche essere il risultato di errori dei sensori o spoofing (“presa in giro”) – una tecnica che inganna i sistemi radar mostrando delle informazioni imprecise.

La necessità di sapere
Gli analisti si trovano davanti a un’impresa enorme. Quelli che si occupano di uap lo fanno basandosi su determinati sistemi di raccolta di informazioni. Ma come sottolinea il rapporto, i sensori militari statunitensi sono “progettati per una specifica missione” e non sono “di norma adatti a identificare un uap”.

È più probabile che in certi casi per capire cosa succede saranno necessari altri strumenti, più collaborazione scientifica e studi da sottoporre al vaglio degli esperti, l’esatto opposto della “necessità di sapere” dell’intelligence. Eventuali risposte arriveranno dal coinvolgimento recente della Nasa, non dal mondo chiuso della task force sugli uap.

Oltretutto, con dati così limitati gli analisti sono più esposti ai propri pregiudizi cognitivi. L’Aatip era stato inizialmente appaltato a un’azienda il cui fondatore, Robert Bigelow, è un famoso cultore del paranormale. E l’ex direttore dell’Aatip Luis Elizondo continua ad alimentare la narrazione secondo cui gli uap siano dei velivoli che potrebbero non avere un’origine umana.

E poi c’è il problema dell’esagerazione. L’ufficiale Christopher Mellon, che ha messo in moto la vicenda della Nimitz facendo trapelare il video al New York Times, ammette che lui ed Elizondo volevano che gli uap entrassero “nell’agenda della sicurezza nazionale”. I politici dovrebbero essere guidati da sofisticate valutazioni di intelligence, non dalle inclinazioni personali di analisti e ufficiali che si fanno le loro opinioni sulla base di dati di qualità mediocre.

Il divario del bombardiere
In realtà queste vicende sono simili al “divario del bombardiere” osservato durante guerra fredda, quando gli analisti dell’aeronautica militare esageravano le stime sui bombardieri nucleari sovietici per far sì che il congresso garantisse maggiori finanziamenti. Con i loro sforzi Elizondo e Mellon hanno fatto sì che adesso ci si occupi degli uap, a prescindere dalla loro effettiva esistenza. Anche nel rapporto appena pubblicato si chiedono “investimenti per l’analisi, la raccolta e le risorse”.

Parallelamente alla richiesta di maggiori approfondimenti, tuttavia, il congresso dovrebbe chiedere anche maggiore responsabilità. Video militari in cui ci sono uap (per quanto banali) continuano a essere passati a videomaker che poi li usano per i loro filmati sugli ufo. Questi continui tentativi di influenzare la politica, portati avanti da esponenti interni all’esercito senza un contesto o un’analisi adeguati, riflettono una crisi preoccupante dell’intelligence.

Infine c’è la questione della politicizzazione. L’Aatip era stato creato dall’ex leader della maggioranza al senato Harry Reid, su consiglio del suo caro amico Bigelow. L’entusiasmo di Reid per gli ufo è noto e documentato, e suggerisce che l’intera faccenda sia stata inquinata fin dall’inizio. Se la task force sugli uap verrà ampliata sarà necessario prevedere una sana distanza tra i politici e le persone che ne redigono le valutazioni.

Per come stanno le cose, la questione degli uap somiglia a una sorta di microcosmo di tutto ciò che può andare storto nell’intelligence. Il rapporto sembrerebbe suggerire che i piloti stanno cercando di dare un senso a cieli sempre più rumorosi, che i sensori militari non sempre sono affidabili e che tutto questo va oltre le capacità degli analisti del Pentagono.

Dimostra anche che, in assenza di prove certe su un innegabile velivolo che si starebbe comportando in modo innegabilmente straordinario, il congresso e l’opinione pubblica dovrebbero guardare con un certo scetticismo a chi parla di uap.

(Traduzione di Giusy Muzzopappa)

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